Cosa ci racconta l'attacco hacker a una controversa startup di riconoscimento facciale

Cosa ci racconta l'attacco hacker a una controversa startup di riconoscimento facciale
Clearview Ai, una app per il riconoscimento facciale diventata tristemente nota per aver utilizzato 3 miliardi di foto raccolte dai social network per allenare il suo algoritmo, è stata vittima di un attacco informatico. Il bottino degli hacker è l’intera lista dei clienti della startup newyorkese tra i quali potrebbe essercene anche uno legato al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

L’applicazione garantisce che, grazie all’uso delle immagini pubbliche raccolte online, è in grado di identificare una persona confrontando una sua foto con gli oltre tre miliardi di file presenti nei suoi database, ottenendo un riscontro preciso al 99,6%. Finita già nel mirino delle polemiche proprio per questa banca, la app per fortuna non si è vista rubare il database di immagini, che le è già valso uno scontro frontale con piattaforme come Facebook, Twitter e YouTube.

Sebbene Clearview Ai stia ricevendo minacce legali dai social network e richieste di regolamentazione da parte di Stati Uniti, la lista trafugata dagli hacker e analizzata da BuzzFeed News, mostra che la società non è rimasta con le mani in mano e ha già iniziato a vendere la sua tecnologia in tutto il mondo. Secondo la lista sono oltre 2.200 i clienti di Clearview Ai, tra cui forze dell’ordine, agenzie governative e grandi istituti bancari di 27 paesi.

La lista arriva fino ai cancelli della Casa Bianca, poiché include un certo “White House Tech Office”, che lo scorso settembre ha usato il database per effettuare sei ricerche. Il registro non dice più sull’identità del cliente, né sulle finalità della ricerca. A The Daily Beast, Tor Ekeland, avvocato dell’azienda, ha assicurato di essere al lavoro “per rafforzare la nostra sicurezza”.
FONTE:  WIRED.IT

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